Quercia delle streghe di Capannori tra storia e leggenda

Orfeo Rizzo .

2 luglio 2026

La maestosa quercia delle streghe, con i suoi rami contorti e frondosi, domina un colle erboso. Sembra un antico guardiano, custode di segreti millenari.

Una chioma enorme, rami contorti quasi sospesi sul terreno e una storia che intreccia folklore toscano e Pinocchio. La quercia delle streghe di Capannori è un albero monumentale da conoscere prima di visitare, perché la sua bellezza dipende anche dal rispetto con cui ci si avvicina. Racconto dove si trova, quali sono le sue dimensioni, che cosa c’è di vero nelle leggende e come organizzare una visita consapevole.

Una quercia secolare da vedere con rispetto

  • Dove si trova nella località San Martino in Colle, presso Gragnano, nel comune di Capannori.
  • È una roverella, cioè una quercia della specie Quercus pubescens.
  • Ha un’età stimata di circa 600 anni, con un tronco di circa 4 metri di circonferenza.
  • La chioma raggiunge all’incirca 40 metri di diametro e cresce in modo insolitamente orizzontale.
  • Le storie sulle streghe e su Pinocchio appartengono alla tradizione locale e letteraria, non a prove storiche certe.

La maestosa quercia delle streghe, con i suoi rami nodosi e le foglie rigogliose, domina un colle erboso.

Dove si trova e che cosa rende speciale l’albero

La grande quercia si trova in Toscana, nella provincia di Lucca, all’interno dell’area della tenuta di Villa Carrara, nella frazione di Gragnano. Il punto di riferimento è San Martino in Colle, sulle colline che guardano la Piana di Lucca. Non si trova quindi nel centro di Lucca, ma in un paesaggio rurale fatto di strade locali, uliveti, vigneti e piccoli nuclei abitati.

Il nome botanico corretto è Quercus pubescens, conosciuta in italiano come roverella. Questa specie ha normalmente un tronco relativamente basso, dal quale partono presto grandi branche; nel caso dell’esemplare di Carrara, la crescita è stata particolarmente ampia e ha prodotto una chioma larga, irregolare e molto bassa.

Caratteristica Dato indicativo
Specie Roverella, Quercus pubescens
Età stimata Circa 600 anni
Altezza Tra circa 15 e oltre 20 metri, secondo le diverse rilevazioni
Circonferenza del tronco Circa 4 metri
Diametro della chioma Circa 40 metri
Riconoscimento Albero monumentale per dimensioni, età e valore culturale

Le misure non sono sempre identiche perché cambiano il metodo di rilevazione e il punto in cui si misura il tronco. Per me, il dato più impressionante resta comunque la chioma: osservata da vicino, crea quasi una stanza naturale d’ombra, molto più estesa di quanto suggerisca la sola altezza dell’albero.

Tra sabba, gazze e il grande albero di Pinocchio

La leggenda più famosa racconta che le streghe si riunissero tra i rami durante i loro sabba notturni. Il racconto nasce con ogni probabilità dalla forma stessa della pianta, perché i rami che si allungano lateralmente e sfiorano il terreno producono un’immagine insolita, quasi teatrale.

Non esistono prove che colleghino davvero l’albero a rituali di stregoneria. Questo non rende la storia meno interessante, ma aiuta a distinguere folklore e documentazione. Quando visito luoghi simili, trovo che il loro fascino aumenti proprio quando si tengono insieme entrambe le dimensioni senza trasformare una leggenda in un fatto certo.

Il secondo grande racconto riguarda Carlo Collodi. Secondo la tradizione, questa sarebbe la quercia descritta ne Le avventure di Pinocchio, l’albero sul quale il burattino viene impiccato dagli assassini. La vicinanza di Collodi e il paesaggio della Lucchesia rendono il collegamento plausibile sul piano culturale, ma non dimostrano che Collodi abbia usato proprio questo esemplare come modello.

Per questo l’albero è conosciuto anche come Quercia di Pinocchio o Grande Quercia. È un’associazione narrativa potente, soprattutto per chi visita la zona con bambini, ma va presentata come una tradizione e non come una certezza biografica.

Come organizzare la visita senza aspettative sbagliate

Per raggiungerla conviene impostare l’itinerario verso Gragnano e San Martino in Colle, quindi seguire la strada vicinale che scende dalla collina verso l’area di Villa Carrara. L’ultimo tratto non va affrontato come se si stesse arrivando a un’attrazione urbana con un grande parcheggio e servizi turistici strutturati.

Non considererei garantiti un orario fisso, una biglietteria o un accesso completo alla tenuta in ogni momento dell’anno. Prima di partire è prudente verificare le indicazioni locali e rispettare eventuali cancelli, recinzioni o limiti di passaggio. La visita dell’albero richiede in genere 30-45 minuti, mentre per esplorare con calma la campagna circostante è meglio prevedere mezza giornata.

Il momento migliore

La mattina e il tardo pomeriggio offrono una luce più morbida, utile anche per fotografare la struttura dei rami. In estate la chioma garantisce ombra, ma nei periodi caldi porterei comunque acqua e un cappello, perché il percorso fino all’albero può essere esposto.

Con pioggia recente o terreno umido sceglierei scarpe con suola aderente. Le radici affioranti e il fondo irregolare possono rendere scomodo l’accesso a chi usa passeggini o ha difficoltà motorie. In questo caso è meglio informarsi in anticipo sulle condizioni reali del tratto percorribile.

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Che cosa portare

  • Scarpe adatte a un terreno naturale e non perfettamente pianeggiante.
  • Acqua, soprattutto tra giugno e settembre.
  • Una fotocamera o uno smartphone, usando però una distanza rispettosa dal tronco.
  • Una piccola guida della zona, se si vuole collegare la visita a borghi, ville e percorsi collinari.

Non c’è bisogno di attrezzatura particolare. La scelta che fa davvero la differenza è arrivare con tempo sufficiente per osservare, invece di fermarsi solo per una fotografia veloce.

Perché la tutela conta più della fotografia perfetta

Un albero monumentale non è soltanto un esemplare molto vecchio. Il riconoscimento considera anche le dimensioni, la forma, il rapporto con la storia del territorio e il valore culturale. In una pianta di queste proporzioni, il sistema delle radici è esteso ben oltre la base visibile del tronco.

Il calpestio continuo può compattare il terreno e ridurre la quantità di aria e acqua che raggiunge le radici. Nel tempo la quercia ha già affrontato fulmini, rotture di rami e danneggiamenti del suolo; per questo ogni comportamento del visitatore ha conseguenze concrete.

  • Non salire sui rami e non sedersi sulle branche basse.
  • Non scavare, incidere la corteccia o raccogliere frammenti.
  • Non oltrepassare recinzioni o barriere protettive.
  • Non avvicinare biciclette, automobili o mezzi alle radici.
  • Portare via i rifiuti e mantenere un tono di voce rispettoso.

La tentazione di arrampicarsi è comprensibile, soprattutto per una foto, ma è proprio il gesto più dannoso e meno originale. Io preferisco fotografare la sagoma completa da qualche metro di distanza: si percepisce meglio la scala monumentale della chioma e si lascia libero il terreno intorno al fusto.

Un itinerario tra Gragnano, ville e paesaggio lucchese

La quercia funziona meglio come tappa di un itinerario, non come unica meta della giornata. Dopo la visita si può proseguire tra le colline di Capannori, osservando il rapporto tra ville storiche, coltivazioni e piccoli borghi. È un paesaggio da attraversare lentamente, perché gran parte del suo interesse sta nei passaggi tra una frazione e l’altra.

Chi ama la letteratura può collegare l’escursione a Collodi e al mondo di Pinocchio, mentre chi preferisce architettura e giardini può orientarsi verso le ville storiche della Lucchesia. In alternativa, la visita può diventare una pausa naturalistica durante un soggiorno a Lucca, senza aggiungere un programma troppo fitto.

Il mio consiglio è semplice: dedicare alla quercia un momento silenzioso, poi scegliere una sola esperienza complementare. Accumulare troppe tappe riduce tutto a una successione di fotografie; un percorso più lento permette invece di capire perché questo albero è diventato parte dell’identità locale.

Il vero ricordo nasce sotto una chioma ancora viva

La grande roverella di San Martino in Colle unisce botanica, memoria e immaginazione. Le stime sull’età e sulle dimensioni possono variare, ma il suo valore resta evidente: è un organismo antico che continua a modellare il paesaggio e le storie raccontate su di esso.

La visita migliore non consiste nel toccare il tronco o nel cercare la fotografia più spettacolare. Consiste nel riconoscere il luogo, seguire le indicazioni locali e lasciare intatto il terreno sotto i rami, così che questa presenza possa continuare a parlare anche a chi arriverà dopo di noi.

Domande frequenti

Si trova a San Martino in Colle, presso Gragnano, nel comune di Capannori, nella tenuta di Villa Carrara. È una roverella, o Quercus pubescens, con circa 600 anni di età, un tronco di circa 4 metri di circonferenza e una chioma larga all’incirca 40 metri.
La tradizione identifica questo albero con la quercia descritta ne Le avventure di Pinocchio, dove il burattino viene impiccato dagli assassini. La vicinanza di Collodi rende il collegamento culturalmente plausibile, ma non esistono prove certe che Carlo Collodi si sia ispirato proprio a questo esemplare.
Conviene impostare l’itinerario verso Gragnano e San Martino in Colle, verificando prima le indicazioni locali e le condizioni di accesso alla tenuta. Non sono garantiti orari fissi, biglietteria o accesso completo; per la visita servono in genere 30-45 minuti, mentre per esplorare la campagna è meglio prevedere mezza giornata.
Non bisogna salire sui rami, sedersi sulle branche basse, incidere la corteccia, raccogliere frammenti o oltrepassare recinzioni e barriere. È inoltre importante non portare mezzi vicino alle radici, raccogliere i rifiuti e fotografare da una distanza rispettosa per evitare il compattamento del terreno.
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Autor Orfeo Rizzo
Orfeo Rizzo
Mi chiamo Orfeo Rizzo e da 7 anni dedico la mia attenzione ai borghi, alla natura e agli itinerari che raccontano storie. La mia curiosità mi porta a esplorare angoli nascosti d'Italia, cercando le narrazioni che si celano tra le pietre antiche e i sentieri selvaggi, e il mio obiettivo è quello di rendere accessibili e comprensibili queste scoperte. Mi impegno a verificare ogni informazione, a confrontare le fonti e a presentare i contenuti in modo chiaro, perché credo che la conoscenza debba essere utile, accurata e sempre aggiornata.
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