Tra faggete, pascoli d’altura e pareti modellate dal ghiaccio, il giovane Secchia nasce in uno degli angoli più suggestivi dell’Appennino Tosco-Emiliano. Qui trovi indicazioni concrete per raggiungere le polle, capire quale sentiero scegliere, valutare difficoltà e stagione, e abbinare l’escursione ai borghi di Ventasso.
Le informazioni essenziali per organizzare l’escursione
- Partenza: Passo del Cerreto, a circa 1.253 metri di quota.
- Percorso ufficiale: anello di circa 3 ore, con 370 metri di dislivello.
- Arrivo: la conca del Prataccio e le polle sorgive ai piedi del Monte Alto, intorno ai 1.536 metri.
- Difficoltà: classificazione T, quindi turistico, ma con fondo montano e possibili tratti umidi.
- Periodo migliore: da giugno a ottobre; neve e ghiaccio richiedono esperienza e attrezzatura specifica.

Dove nasce il Secchia e che cosa si vede davvero
Le sorgenti del Secchia si trovano nella conca prativa del Prataccio, un antico circo glaciale dell’Appennino Reggiano. Il paesaggio non corrisponde alla classica idea della singola fonte: l’acqua emerge da più polle tra i prati e gli strati di arenaria del Monte Alto, formando lentamente il corso del fiume.
La conca si apre a circa 1.510 metri, mentre le principali sorgenti vengono indicate intorno ai 1.536 metri. L’anfiteatro naturale è chiuso dall’Alpe di Succiso, dal Monte Casarola e dal Monte Alto. A mio parere, è proprio questo insieme a rendere interessante la meta: la sorgente è discreta, ma il contesto geologico e il silenzio del vallone sono notevoli.
Il Prataccio conserva anche tracce della storia dei confini appenninici. Fino al 1847 l’area era legata a tre diversi Stati e il pascolo veniva diviso tra le comunità di Cerreto, Succiso e Camporàghena. Nel prato si può riconoscere un masso inciso che ricordava proprio questa antica suddivisione.
Come arrivare al Prataccio dal Passo del Cerreto
Il punto di partenza più semplice è il Passo del Cerreto, raggiungibile lungo la SS 63 dal versante emiliano oppure dalla Lunigiana passando per Fivizzano. Il sentiero prende avvio nei pressi del ristorante del passo, sul lato occidentale della strada. Conviene arrivare presto nei fine settimana estivi, perché l’area dispone di servizi ma non offre l’organizzazione di un grande parcheggio cittadino.
L’itinerario ad anello
- Dal passo si segue il sentiero di crinale 00 verso il Passo dell’Ospedalaccio.
- Dopo circa 30 minuti si raggiunge il valico e si prosegue sulla strada forestale.
- Un cippo napoleonico segnala un punto storico del percorso, prima dell’ingresso nella faggeta.
- Si imbocca il sentiero 671, che conduce verso il Prataccio.
- Attraversata la grande prateria, si raggiungono le polle ai piedi del Monte Alto.
- Per il ritorno si può utilizzare il sentiero 675, ricongiungendosi poi con il percorso iniziale.
Il Parco Nazionale indica per l’anello completo un tempo di circa 3 ore, 370 metri di dislivello e una quota massima di 1.536 metri. Il solo avvicinamento alla conca richiede mediamente tra un’ora e mezza e due ore, a seconda delle soste e del ritmo. Io considererei queste indicazioni come una base realistica, non come un tempo da rispettare al minuto.
| Elemento | Dato utile |
|---|---|
| Partenza | Passo del Cerreto, circa 1.253 m |
| Dislivello dell’anello | Circa 370 m |
| Durata complessiva | Circa 3 ore |
| Segnavia | 00, 671 e 675 |
| Difficoltà ufficiale | T, turistico |
Quale variante scegliere in base alla propria esperienza
Per una prima visita sceglierei l’anello del Prataccio senza aggiungere la vetta dell’Alpe di Succiso. Il tratto fino alle polle è già sufficiente per comprendere il paesaggio, mentre la salita verso la cima cambia completamente il carattere dell’escursione.
Escursione breve verso le sorgenti
È la soluzione più adatta a chi vuole concentrarsi sulla conca glaciale. Il sentiero attraversa boschi di faggio, radure e pascoli, con alcuni passaggi su fondo irregolare. Non è un percorso da passeggino e, dopo la pioggia, possono comparire fango e ristagni.
Anello con l’Alpe di Succiso
Dal Prataccio il sentiero 671 sale verso il Passo di Pietratagliata e quindi sulla cresta dell’Alpe di Succiso, la cui vetta raggiunge circa 2.016 metri. La variante aggiunge all’incirca 3 ore e viene indicata come E+, con un passaggio attrezzato da cavo metallico e alcuni tratti più esposti.
Qui non mi lascerei ingannare dal fatto che la partenza sia classificata turistica. La vetta richiede passo sicuro, meteo stabile e assenza di vertigini. In caso di nuvole basse o vento forte, fermarsi al Prataccio è una scelta sensata, non una rinuncia.
Quando andare e che cosa portare
Il periodo più semplice va da giugno a ottobre. Tra giugno e luglio i prati possono offrire una fioritura interessante, mentre settembre regala spesso luce limpida e temperature più gestibili. In primavera avanzata e in autunno inoltrato il fondo può essere molto bagnato, soprattutto nelle zone dove l’acqua affiora.
- scarponi con suola scolpita;
- abbigliamento a strati e giacca impermeabile;
- acqua e cibo, perché i punti di ristoro sono concentrati al Passo del Cerreto;
- carta escursionistica o traccia affidabile dei sentieri 00, 671 e 675;
- bastoncini, utili soprattutto nei tratti di discesa;
- ramponcini o ciaspole solo con adeguata esperienza in ambiente innevato.
La quota può sorprendere: anche in estate il vento cambia rapidamente e la temperatura è spesso più bassa rispetto ai paesi della valle. Non berrei direttamente dalle polle senza una verifica locale sulla potabilità. L’acqua che dà origine al fiume è un elemento naturale da osservare, non automaticamente una fontana pubblica.
I borghi da abbinare alla visita
La zona merita almeno una mezza giornata aggiuntiva per scendere dai sentieri e conoscere i piccoli centri del territorio. Il comune di riferimento sul versante emiliano è Ventasso, un’area vasta che comprende paesi, località lacustri e antichi nuclei appenninici.
Cerreto Alpi
Cerreto Alpi è il borgo più interessante per capire il rapporto tra abitazioni, boschi e corsi d’acqua. Le case sono raccolte su una costa arenacea presso la confluenza tra il canale Cerretano e il Secchia. Il nucleo conserva un aspetto compatto e tradizioni legate alla castanicoltura e alla vita forestale.
Cerreto Laghi
Cerreto Laghi è il riferimento più comodo per chi cerca alloggi, ristorazione e passeggiate più brevi. Da qui partono itinerari verso il Passo del Cerreto e il Prataccio, ma il collegamento a piedi è più lungo rispetto alla partenza diretta dal passo. Lo sceglierei come base di soggiorno, non come punto di partenza automatico per una gita veloce alle sorgenti.
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Succiso Nuovo e l’alta valle del Liocca
Succiso Nuovo offre un accesso più legato al versante dell’Alpe di Succiso e alla sua storia rurale. È una tappa adatta a chi vuole prolungare il viaggio con una lettura più lenta del paesaggio, tra pascoli, crinali e piccoli insediamenti. Da questo lato la montagna appare più aspra e meno immediata rispetto al percorso dal Cerreto.
Per completare l’itinerario si possono considerare anche i centri della Lunigiana, come Fivizzano e Comano, sul versante toscano. Il confine amministrativo non coincide con quello del paesaggio: la stessa dorsale unisce Emilia e Toscana attraverso sentieri, valichi e antiche vie di passaggio.
Il modo migliore per vivere questa sorgente appenninica
La visita funziona quando non viene trattata come una semplice fotografia da raggiungere. Il vero interesse sta nel passaggio graduale dalla strada alla faggeta, dalla faggeta al pascolo e infine alla conca glaciale, dove il fiume comincia quasi senza rumore.
Per una giornata equilibrata partirei al mattino dal Passo del Cerreto, dedicherei almeno mezz’ora all’esplorazione tranquilla del Prataccio e chiuderei il giro con una sosta a Cerreto Alpi o Cerreto Laghi. Scarponi, meteo controllato e tempi larghi fanno più differenza di qualsiasi programma ambizioso.
Chi cerca una montagna accessibile trova un anello ben segnalato; chi desidera una sfida più severa può aggiungere l’Alpe di Succiso. In entrambi i casi, il valore della meta non è soltanto il punto in cui affiora l’acqua, ma la storia naturale e umana che accompagna il primo tratto del Secchia.