Biancane di Leonina, il paesaggio bianco delle Crete Senesi

Nathan Coppola .

11 maggio 2026

Campi dorati in Toscana, con filari di cipressi che sembrano biancane di leonina, e dolci colline sullo sfondo.

Quando le colline delle Crete Senesi diventano quasi bianche sotto il sole, non si tratta di neve né di roccia: sono formazioni argillose modellate dall’acqua e dal tempo. Le biancane di Leonina raccontano la storia geologica del territorio e offrono una passeggiata semplice, ma da affrontare con rispetto, soprattutto dopo la pioggia. Qui trovi cosa sono, perché assumono questo colore, come raggiungerle e come vivere il percorso senza danneggiare un ambiente fragile.

Un paesaggio raro da capire prima di attraversare

  • Origine pliocenica: le cupolette derivano da argille deposte circa 4 milioni di anni fa in un antico ambiente marino.
  • Colore bianco: i sali presenti nell’argilla risalgono verso la superficie, soprattutto sui versanti esposti a sud.
  • Percorso ad anello: l’itinerario misura 5,5 km, richiede circa 1 ora e 40 minuti e presenta 95 metri di dislivello.
  • Difficoltà turistica: è adatto a molti camminatori, ma il terreno argilloso diventa scivoloso e delicato con la pioggia.
  • Area protetta: non si possono scalare né calpestare le formazioni fuori dal sentiero.

Campi dorati di grano mietuto in Toscana, con filari di cipressi che sembrano biancane di leonina, e colline ondulate sullo sfondo.

Che cosa sono le formazioni di Leonina

Le biancane sono piccole cupole di argilla, in genere alte da pochi metri fino a circa 10 metri, che emergono dalle colline delle Crete Senesi. La loro forma arrotondata ha fatto nascere anche nomi descrittivi come “dorsi di elefante” o “mammelloni”, immagini efficaci per capire subito il profilo morbido e insolito del paesaggio.

Il geosito si trova nel territorio di Asciano, in provincia di Siena, vicino alla località di Leonina. Non è un punto panoramico isolato da osservare in pochi minuti, ma un ambiente da leggere camminando: le cupolette, i calanchi, i campi coltivati e le strade bianche compongono una scena che cambia molto tra mattina, pomeriggio e stagioni dell’anno.

Io trovo interessante proprio questo contrasto. A prima vista sembra un paesaggio arido e quasi lunare, ma basta soffermarsi sui bordi del sentiero per riconoscere vegetazione bassa, arbusti e tracce di fauna. La sua bellezza non nasce dall’assenza di vita, bensì da un equilibrio delicato tra erosione, clima e attività agricola.

Perché l’argilla diventa bianca

La storia comincia nel Pliocene, circa 4 milioni di anni fa, quando l’area era legata a un antico ambiente marino. I sedimenti argillosi rimasti nel terreno contengono sali e materiali fini che, nel corso del tempo, sono stati incisi dagli agenti atmosferici.

La pioggia colpisce il suolo, scorre in rivoli e porta via lentamente le particelle più mobili. Questo processo prende il nome di erosione superficiale e spiega sia le cupole sia i solchi più profondi dei calanchi. In alcuni punti l’acqua penetra nelle fratture e negli strati più permeabili, creando piccoli vuoti e cunicoli nel sottosuolo.

Il bianco non dipende soltanto dalla composizione dell’argilla. I sali possono risalire per capillarità, cioè attraverso i minuscoli spazi del terreno, e depositarsi in superficie. Il fenomeno è più evidente sul lato esposto a sud, dove il sole e la scarsità d’acqua limitano la crescita della vegetazione.

Questo chiarisce anche un equivoco frequente: non tutte le colline chiare delle Crete Senesi sono biancane. Le prime hanno una forma a cupola e una superficie spesso spoglia; i calanchi, invece, sono incisioni e valloni prodotti dal ruscellamento. Nell’itinerario di Leonina i due fenomeni possono apparire insieme, rendendo il percorso particolarmente leggibile dal punto di vista geologico.

Come organizzare la passeggiata

Il percorso ufficiale è un anello con partenza dal parcheggio situato dopo il bivio per Leonina, lungo la SP 438. La classificazione T, cioè turistico, indica un itinerario generalmente semplice, ma non significa che sia sempre comodo o privo di rischi.

Caratteristica Informazione
Tipologia Percorso ad anello
Lunghezza 5,5 km
Tempo indicativo Circa 1 ora e 40 minuti
Dislivello positivo 95 metri
Difficoltà T, turistico
Fondo Sentiero sterrato e strade bianche

Il tempo indicato è realistico per una camminata regolare, ma io metterei in conto almeno 2 ore se si vogliono leggere i pannelli, fotografare il paesaggio e fare la breve deviazione verso il Site Transitoire. Il percorso non va affrontato come una gara: il punto forte è osservare come cambiano colore, luce e texture dell’argilla.

Nel 2021 è stato inaugurato il Sentiero Naturalistico delle Crete Senesi, con pannelli dedicati a flora, fauna, storia e curiosità del geosito. È un’aggiunta preziosa per chi non vuole limitarsi alla fotografia e desidera capire perché questo terreno abbia un aspetto così diverso dalle colline vicine.

Che cosa vedere oltre alle cupole bianche

Flora e fauna delle argille

L’ambiente ospita una vegetazione particolare, capace di vivere su terreni poveri, salini e sottoposti a forte insolazione. Tra le presenze più riconoscibili c’è l’artemisia cretacea, pianta aromatica legata alla memoria pastorale delle Crete Senesi.

Con un po’ di pazienza si possono osservare o ascoltare diversi uccelli, tra cui rapaci e specie tipiche degli spazi aperti. Non prometterei avvistamenti sicuri, perché dipendono da stagione, orario e disturbo, ma portare un piccolo binocolo ha senso. Il paesaggio è più interessante quando si guarda anche ai margini, non solo alla parte più bianca delle cupole.

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Il Site Transitoire

Dal percorso si può raggiungere con una deviazione di circa 100 metri il Site Transitoire, installazione dell’artista francese Jean-Paul Philippe realizzata in pietra. La seduta, il banco e l’apertura incorniciano il paesaggio e dialogano con la luce del sole, in particolare durante il solstizio d’estate.

È un esempio riuscito di rapporto tra arte e natura perché non cerca di dominare l’ambiente. L’opera va osservata e utilizzata negli spazi consentiti, senza scalarla né trattarla come un semplice punto panoramico da calpestare.

Quando andare e quali errori evitare

La primavera offre colori più verdi e una maggiore presenza di fioriture, mentre l’estate rende più evidente il contrasto tra argilla chiara e vegetazione secca. In autunno e inverno la luce più bassa può creare ombre profonde sui calanchi, ma il fondo diventa spesso più difficile.

L’errore principale è partire dopo un temporale pensando che un itinerario turistico sia automaticamente facile. L’argilla bagnata si appiccica alle scarpe, scivola e può rovinarsi sotto il passaggio. In caso di pioggia recente, rimandare la visita di uno o due giorni è spesso la scelta più sensata.

  • Indossa scarpe con suola scolpita, non sneakers lisce.
  • Porta acqua, cappello e protezione solare, perché alcuni tratti sono molto esposti.
  • Controlla le previsioni e considera il caldo estivo, soprattutto nelle ore centrali.
  • Rimani sul tracciato indicato e non salire sulle cupole.
  • Evita di raccogliere argilla, piante o sali superficiali.

Non è un luogo da visitare cercando l’angolo più spettacolare a qualunque costo. La tutela del suolo viene prima della fotografia, perché ogni impronta fuori percorso può accelerare l’erosione di una superficie già fragile. La regola vale anche per biciclette e cani, che devono essere gestiti senza invadere le formazioni.

Il modo migliore per vivere questo paesaggio

Le formazioni di Leonina meritano una visita lenta, con scarpe adeguate e poche aspettative da cartolina perfetta. Il loro fascino sta nella combinazione di geologia, agricoltura, biodiversità e luce, non in un singolo monumento da spuntare.

Per me il momento più interessante è quello in cui si smette di vedere soltanto “colline bianche” e si riconoscono i processi che le hanno costruite: il mare antico, l’acqua che incide, i sali che risalgono, le piante che resistono e l’uomo che traccia sentieri tra le forme del terreno. È questa lettura più attenta a trasformare una breve escursione nelle Crete Senesi in un’esperienza davvero memorabile.

Domande frequenti

Sono piccole cupole di argilla, alte da pochi metri fino a circa 10 metri, modellate dall’erosione. Si trovano nel territorio di Asciano, in provincia di Siena, vicino alla località di Leonina.
Il colore dipende dai sali presenti nell’argilla, che risalgono verso la superficie per capillarità, soprattutto sui versanti esposti a sud. Le biancane hanno forma arrotondata e a cupola, mentre i calanchi sono incisioni e valloni creati dal ruscellamento.
L’itinerario è un anello di 5,5 km con 95 metri di dislivello positivo e un tempo indicativo di circa 1 ora e 40 minuti. Parte dal parcheggio situato dopo il bivio per Leonina, lungo la SP 438; considerando pannelli, fotografie e deviazioni, è meglio prevedere almeno 2 ore.
La primavera offre più verde e fioriture, mentre l’estate accentua il contrasto tra argilla chiara e vegetazione secca. Servono scarpe con suola scolpita, acqua, cappello e protezione solare; dopo la pioggia è preferibile rimandare la visita di uno o due giorni perché l’argilla diventa scivolosa e fragile.
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Autor Nathan Coppola
Nathan Coppola
Mi chiamo Nathan Coppola e da 4 anni dedico la mia attenzione ai borghi, alla natura e agli itinerari narrativi, esplorando e raccontando le storie che questi luoghi custodiscono. La mia passione nasce dal desiderio di connettere le persone con il patrimonio culturale e paesaggistico, cercando di rendere accessibili e comprensibili le sfumature che rendono unici questi angoli d'Italia. Nel mio lavoro, mi impegno a verificare le fonti e a confrontare le informazioni per offrire contenuti chiari e aggiornati, semplificando argomenti complessi e organizzando la conoscenza in modo che sia utile e di facile consultazione per chiunque desideri scoprire o approfondire questi temi.
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